“Kirtipur dista da Bologna anni luce.
Non mi riferisco alla distanza reale (sono parecchie ore di volo ma facilmente sopportabili) quanto alla differenza di costumi e di modi di vivere.

Mentre qui lo sport preferito sembra quello di inanellare più ‘ponti’ possibile (c’è però, va detto, anche tanta gente che i fine settimana non sa nemmeno cosa siano) là, nel cuore del Nepal, la priorità assoluta è quella di sopravvivere.
I terremoti si susseguono con cadenza quasi quotidiana (a noi arriva l’eco soltanto se il sisma assume contorni catastrofici), non tutti riescono a procurarsi il cibo, isolati come sono in villaggi che hanno dell’incredibile per noi occidentali, fogne a cielo aperto sono il refrain nella capitale e nei suoi sobborghi.
Gli aiuti arrivano (la Germania è sempre più attiva in quelle zone) ma riguardano quasi sempre le grandi opere, vanno avanti le ricostruzioni con tecnici e ditte specializzate per riportare turisti in aree che altrimenti sarebbero depresse.

Chi pensa però ai piccoli, a tutti quelli che non hanno voce per farsi sentire?
Paolo Morselli, un valido chirurgo plastico ma soprattutto il cuore e la mente di Interethnos Interplast Italy, pensa da anni proprio agli ultimi, a quelle strutture come il piccolo ospedale di Kirtipur che hanno bisogno di tutto.

Lo scorso anno, grazie alla collaborazione con il Rotary Club Bologna, il professore ha potuto donare al piccolo presidio sanitario quelle tecnologie che, da quelle parti, fanno la differenza tra la vita e la morte, oggi riparte con alcuni colleghi per insegnare ai locali come utilizzare al meglio questi macchinari. Portando in regalo ai volonterosi sanitari nepalesi l’esperienza maturata in anni di sala operatoria: perché, in sintesi, non debbano più aspettare il ‘mago’ che viene da lontano ma possano loro stessi intervenire sulle emergenze più significative, soprattutto ustioni e gravi malformazioni.
Il team parte a proprie spese, utilizza giorni di ferie, non cerca i riflettori ma la soddisfazione che regalano i sorrisi di tanti piccoli pazienti. Ho dedicato a loro il mio 5 per mille (e così la mia famiglia) perché credo, soprattutto, nel loro modo di lavorare e di operare: risparmiano tutto l’anno, tanto per fare un esempio, per poter portare nel bagaglio non vestiti ma materiali da sala operatoria.

Non vi sembra eccezionale questa applicazione del concetto di reciprocità tra Bologna e un piccolo borgo sperduto come Kirtipur?
Fare del bene superando bandiere e frontiere mi sembra il miglior sport possibile per noi tutti. Per l’oggi e per il futuro. ”

Fabio Raffaelli

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