Labiopalatoschisi

Labiopalatoschisi

la
lb
Il Prof PAOLO G. MORSELLI si occupa di labiopalatoschisi da 31 anni, da quando, neolaureato, assistendo ad un intervento di cheiloplastica ha deciso di specializzarsi in chirurgia plastica. La decisione è maturata dalla convinzione di occuparsi dei bambini affetti da questa patologia

Ha inoltre conseguito la specializzazione in Odontostomatologia, Dermatologia e Venereologia, in Psicoterapia con indirizzo Psicosomatico.

Ha conseguito un Master di Perfezionamento Chirurgia Estetica ed ha una cospicua casistica operatoria per interventi di chirurgia Maxillo-Facciale.

È Professore di Chirurgia plastica all’ Università di Bologna di Chirurgia Plastica nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia e nel corso di Laurea di Odontoiatria.

È Fondatore e Presidente di Interethnos Interplast Italy associazione Onlus di volontariato in chirurgia plastica ricostruttiva. Come coordinatore di team di chirurghi plastici 36 Missioni Umanitarie eseguendo oltre 5500 interventi di chirurgia plastica.

Sono molti gli aspetti che hanno indirizzato gli studi e l’attività chirurgica del Prof. P.G. Morselli verso la cura e il trattamento delle Labiopalatoschisi. Non solo occuparsi di neonati, adolescenti, adulti affetti da questa patologia che possono ottenere considerevoli risultati, ma anche gli aspetti psico-sociali delle malformazioni e la possibilità di avere scambi professionali con altri specialisti.

Che cos’è la labiopalatoschisi?

la LPS è una malformazione del volto, caratterizzata da una fessura detta schisi, si forma da un’alterazione del normale sviluppo embriologico che provoca la mancata fusione di alcune strutture del volto. Le strutture però non mancano, sono maldisposte, e come in un mosaico devono essere ricomposte.

Per il trattamento delle LPS esistono molti protocolli terapeutici dettati in parte dalla gravità della patologia che può vedere quadri clinici lievi a quadri molto più complessi. Considerando la varietà della problematica il protocollo ideale non esiste. Il protocollo va adattato tenendo presente la sicurezza del piccolo paziente. Il chirurgo deve conoscere molte tecniche per poterle adattare al singolo caso che è unico.

Troppo spesso i protocolli sono costruiti e adottati sulla formazione del chirurgo e dalle limitazioni burocratiche che s’impongono.

Il protocollo con le sue varianti serve per dare una traccia ai genitori e ai pazienti in modo da prospettare loro il percorso che si deve affrontare.

Percorso lungo e spesso costellato di trattamenti ed interventi secondari fuori dal protocollo standard mirati a perfezionare i risultati ottenuti e migliorare la qualità di vita del paziente.

57_1
57_2
Per il Prof. Morselli ogni paziente merita di essere valutato singolarmente e come tale trattato, senza essere costretti ad usare tecniche e tempi chirurgici dettati unicamente da un protocollo fisso e stabilizzato. Ogni paziente può richiedere interventi fatti in tempi e modi diversi seguendo unicamente i bisogni e le esigenze del paziente e non del chirurgo.

Il chirurgo che deve avere molta esperienza e conoscere non solamente una metodica ma deve essere in grado di eseguire molte tecniche diverse e questo richiede un rigoroso apprendimento e non s’improvvisa.

Il percorso terapeutico che i genitori ed il loro bambino, nato con una malformazione al volto, devono affrontare è complesso e articolato nel tempo.

La diagnosi, la terapia e il monitoraggio di questi pazienti si rende necessario un approccio integrato con la partecipazione di numerosi specialisti quali il chirurgo, il neonatologo, l’ortodontista, il logopedista, lo psicologo, l’otorinolaringoiatra, l’audiologo, il pediatra e il genetista, il ginecologo.

g

DIAGNOSI E TERAPIA

La diagnosi viene effettuata con ecografia prenatale al 5° mese di gravidanza, è il ginecologo ecografista che suggerisce di contattare il chirurgo plastico, specialista di competenza nel trattamento chirurgico della patologia.

È comprensibile lo sconforto che può creare il ricevere questa notizia non solo ai genitori ma a tutto il gruppo famigliare.

La famiglia nell’ambulatorio del Centro viene informata sull’iter terapeutico che attende il loro bambino ancora in utero. Il chirurgo plastico lo psicoterapeuta effettueranno la visita in modo collegiale. In questa fase vengono descritte, ai genitori, tutte le terapie a cui il piccolo paziente dovrà sottoporsi, i tempi e le tappe della loro esecuzione.

Si programmano, inoltre, visite collegiali con lo psicoterapeuta per gestire i vissuti emozionali dei genitori e dell’intera famiglia fino al parto. Il rapporto tra genitori, paziente e psicoterapeuta del Centro continuerà per tutto l’iter terapeutico. In questa fase risulta di importanza rilevante la competenza dello specialista in genetica.

Subito dopo il parto il piccolo paziente viene visitato da uno specialista in neonatalogia poi, previa richiesta di consulenza, il chirurgo plastico prende atto della reale situazione, paragondola a quella diagnosticata con l’ecografia neonatale, e invita i genitori a una nuova visita ambulatoriale per valutare il programma terapeutico in base alla reale situazione.

Viene fissato un appuntamento dove sarà presente l’odontoiatra ortodontista che si occupa di terapia ortognatodontica prenatale e lo specialista in anestesiologia.

In questa fase vengono prese le impronte delle arcate dei processi alveolari al fine di costruire un otturatore palatale applicabile che permetta di mantenere la lingua in buona posizione, di “governare” e indirizzare la crescita dei segmenti palatali erroneamente dislocati e sia anche utile per modelllare le eventuali malformazione del naso.

60_1
60_2
60_3

Le visite collegiali con chirurgo plastico e odontoiatra continueranno sistematicamente ogni 2-4 settimane circa fino al giorno dell’intervento correttivo, stabilito in accordo con lo specialista in anestesiologia per la maggiore sicurezza del piccolo paziente. Contemporaneamente il paziente viene valutato dai pediatri dal punto di vista della crescita generale.

Il primo tempo chirurgico vede la cura del labbro, cheiloplastica, e la rinoplastica primaria.

Solitamente il labbro viene operato dai 3 ai 9 mesi di età.

Le tecniche di plastica al labbro mirano a riparare il difetto ricostruendo la struttura muscolare e ricercando quell’armonia perduta che deriva dall’equilibrio tra i muscoli costrittori e quelli dilatatori, sia nella statica che nella dinamica

Per il miglior risultato estetico e funzionale la congiunzione della cute viene effettuata cercando di lasciare una cicatrice non rettilinea, ma spezzata a “zig-zag”, in quanto meno detraente e deformante.

61_1
61_2
61_3
61_4

Il giorno dell’intervento di plastica ricostruttiva é possibile che si associno terapie chirurgiche eseguite da altri specialisti come ad esempio l’otorinolaringoiatra per otoscopie e interventi alla membrana timpanica.

In caso di anomalie severe, come una ridotta crescita dell’arcata mandibolare, possono essere programmati interventi di distrazione ossea per ottenere l’allungamento dell’arcata mandibolare stessa risolvendo così uno dei gravi problemi che da questa patologia crea, l’apnea notturna.

Si susseguono poi le visite ambulatoriali di controllo.Per le labiopalatoschisi in questa fase è necessario che l’odontoiatra riprenda, al piccolo paziente, le impronte dei processi alveolari per riadattare il tutore palatale che sarà così attivo nei mesi che precedono l’intervento di palatoplastica.

Durante questo periodo il piccolo paziente è costantemente seguito dagli specialisti in Pediatria.

63_1
63_2
All’intervento di palatoplastica poi segue un periodo di terapia logopedica, durante il quale il bambino impara a giocare utilizzando le sue labbra e il suo palato.L’iter terapeutico continua con eventuali interventi migliorativi a carico del labbro e della piramide nasale.
All’età di 8-9 anni, previo trattamento ortodontico finalizzato a regolarizzare gli elementi dell’arcata dentale, vengono effettuati innesti ossei al processo alveolare con autotrapianto di osso prelevato dalla teca cranica, dalla cresta iliaca o dal mento.

L’osso posizionato nei processi alveolari permette all’odontoiatra di effettuare una corretta ricostruzione protesica, sia con impianti dentari sia con ricostruzioni proteiche tradizionali, ripristinando una nuova funzione dell’apparato masticatorio.

Successivamente a questa fase, dopo qualche anno, è probabile che insorgano anomalie di accrescimento dello scheletro facciale come: arretramento dell’arcata mandibolare, dislocazione dei segmenti del mascellare in più segmenti, anomalie di crescita della pre-maxilla nei casi di labiopalatoschisi bilaterale.

Tali anomalie comportano dismorfie e alterazioni della funzionalità dell’apparato masticatorio, il loro trattamento terapeutico prevede la chirurgia plastica dello scheletro facciale con osteotomie correttive, preceduto da uno specifico trattamento ortodontico.

Queste manovre chirurgiche ripristinano la funzionalità dell’apparato stomatognatico e la morfologia ed è fondamentale il lavoro sinergico con l’ortognatodontista.

64_1
64_2
64_3
64_4

I pazienti con esiti la labiopalatoschisi possono essere sottoposti ad una serie di interventi complementari che possono non fare parte necessariamente del normale protocollo di cura: non sono quindi tappe obbligate della correzione per tutti i pazienti.

Sono comunque interventi che risultano spesso utili, se non indispensabili, per migliorare esteticamente particolari situazioni non soddisfacenti dopo gli interventi fondamentali. Un esempio sono la cheiloplastica e la rinoplastica secondaria.

65_1
65_2
66_3
66_4
65_3
65_4
66_1
66_2