La copertina di Vanity Fair Italia in cui l’attrice Vanessa Incontrada esibisce con orgoglio il suo fisico #curvy, sfidando dopo anni di #bodyshaming i suoi delatori, ci spinge a una serie di riflessioni sul tema della percezione della propria immagine.
Vanessa Incontrada ha ricevuto per questa copertina critiche per il fatto che non avrebbe mostrato un corpo “ abbastanza imperfetto” ma tutto sommato accettabile: insomma non la perfezione ma neanche un obbrobrio.
Lei ha risposto che il concetto di perfezione non esiste e che con questa copertina voleva rimettere in discussione il concetto di bellezza, cercando di farlo diventare più inclusivo. Una donna (così come un uomo) – dice Vanessa – non può abbassare lo sguardo per la vergogna di un suo difetto fisico, non può sentirsi offesa perché non rientra in canoni estetici convenzionali che la nostra società ha imposto per tanti e troppi anni.
Onore al merito per questa iniziativa e per il coraggio dell’ Incontrada ma cosa accade a una donna, ma anche ad un uomo, se la percezione della propria immagine corporea dovesse, nonostante tutto, portare scarso apprezzamento di sé? Creasse un disagio talmente forte da provocare una vera sofferenza psichica? Non tutti, infatti, sono abbastanza forti o consapevoli della propria identità per accettare un corpo che non si ama e che, nel tempo, rischia di minare il proprio equilibrio psichico.
La scelta di affidarsi a un professionista, un chirurgo esperto specialista in chirurgia plastica per “rimodellarsi”, riguadagnare autostima e riappropriarsi della nostra bellezza, attraverso interventi di chirurgia plastica estetica come possono essere lipoaspirazione, addominoplastica, mastoplastica additiva, mastopessi ecc., non è una sconfitta ma il raggiungimento di un traguardo di grande consapevolezza.
La forza di chiedere aiuto, in questo caso a un serio specialista , è prova di grande considerazione di sé , di coraggio di ammettere i propri limiti e anche di dimostrare la volontà di trovare un equilibrio.
È innegabile, infatti, che alcune imperfezioni coinvolgano strati più profondi della vita e della psiche e che per curarle è necessario un intervento integrato che coinvolga anche la mente.
Spesso la chirurga plastica e la medicina estetica aiutano a riottenere la fiducia e la costanza necessarie a procedere in questo percorso di salute globale.
Ben vengano quindi iniziative come quelle di Vanessa Incontrada e Vanity Fair, il ribellarsi agli stereotipi e alla schiavitù di uniformarsi a determinati canoni.
Ma non demonizziamo chi decide di affidarsi alla chirurgia plastica estetica perché considera le sue imperfezioni fonte di sofferenza e insicurezza.
Il passo più importante è fidarsi ad un chirurgo che sappia valutare in modo corretto l’indicazione di intervento che gli viene fornita dal paziente. Deve essere un professionista in grado di rivelare con la massima onestà i vantaggi e anche gli svantaggi dell’intervento sia da un punto di vista tecnico ma soprattutto da un punto di vista psicologico per evitare che il paziente ne esca deluso e quindi ulteriormente sofferente .
Star bene con se stessi, piacersi, coltivare il proprio benessere è un diritto inalienabile di ogni persona: sia lo si raggiunga con le proprie forze che lo si ottenga chiedendo aiuto.