Davide Melandri è il Direttore U.O. del Centro Grandi Ustionati/Dermatologia di Cesena, che ha accolto per due anni di seguito nel suo reparto, grazie a una convenzione stipulata dall’Ausl Romagna e Interethnos Interplast Italy, giovani chirurghi nepalesi che hanno avuto modo di formarsi nella cura delle grandi ustioni.

Un contributo fondamentale, quello del Prof. Melandri e la sua equipe, alla creazione della nuova classe medica in un Paese dove, come il Nepal, le ustioni sono fra le principali cause di morte e disabilità. Gli abbiamo chiesto di raccontare la sua esperienza di formazione con questi giovani medici e quali sono le prospettive che, alla luce di future fellowship, potrebbero svilupparsi tra il Centro da lui diretto e l’Ospedale di Kirtipur, dove operano i medici in formazione.

Prof Melandri, nonostante che in questi due anni abbia fatto da tutor al Dottor Thapa e al Dottor Yadav, lei non ha mai visitato l’ospedale di Kirtipur. Che opinione se n’è fatto?
Non ho mai visitato l’ospedale di comunità di Kirtipur ma grazie ai due colleghi che negli ultimi due anni sono stati da noi al Bufalini ho avuto modi di conoscerlo indirettamente con immagini e resoconti. Si tratta di un moderno ospedale costituito da personale qualificato con un’operatività focalizzata su alcune principali problematiche sanitarie del Nepal. Si fa molta attività chirurgica in particolare verso i traumi (in particolare le ustioni), il trattamento degli esiti cicatriziali post traumatici e delle labiopalatoschisi. Una delle attività preminenti è quella dello specialista chirurgo plastico. Più del 70% dei ricoveri annui sono rappresentati dalle ustioni acute che ammontano mediamente a circa 600 ustioni/anno. Questo è uno dei motivi per cui i colleghi si sono recati presso il nostro centro di Cesena con finalità formative specifiche nell’ambito del trattamento delle ustioni in fase acuta (anche le più estese, gravi e complesse) e dei loro esiti. Posso dire che le competenze in questo campo sono buone. I colleghi hanno una formazione chirurgica di primo ordine e imparano rapidamente quanto viene loro trasmesso. Purtroppo la mortalità ospedaliera per ustioni si aggira ancora sul 20% e questo è un dato più alto rispetto al nostro e a quello dei paesi occidentali più sviluppati. Questo elemento dipende da diversi fattori e non tutti sono facilmente identificabili o gestibili. Meriterebbe un’analisi.

Quali sono secondo lei le possibilità di sviluppo di questa fellowship, oltre alla formazione dei medici in specialità?
Sicuramente la formazione dei medici è importante ma nel trattamento delle ustioni non bisogna dimenticare la fondamentale importanza della multidisciplinarità. In primis va considerata l’importanza della figura infermieristica esperta non solo in ambito intensivo ma anche con competenze di wound care. L’infermiere andrebbe formato adeguatamente. Inoltre, vista la presenza dell’unica banca della Cute del Nepal presso l’ospedale di Kirtipur, potrebbe essere utile cogliere quest’ opportunità per una formazione. La cute proveniente da donazioni da cadavere disponibile presso le skin banks e le tissue banks è tutt’oggi il miglior sostituto cutaneo esistente ed è considerato un salvavita nelle ustioni più gravi. Quindi promuovere la donazione e perfezionare e completare le tecniche di bancaggio e di utilizzo chirurgico della cute omologa avrebbe sicuramente un impatto positivo.

Si sente arricchito da questa esperienza? Può dire che qualcosa ha imparato anche lei dai due medici nepalesi?
Come non sentirsi arricchiti? Dagli scambi culturali, professionali e umani tra colleghi, scaturiscono sempre un arricchimento e uno stimolo positivo. Per noi è anche un modo per mettersi in gioco sapendo che la formazione ha come obiettivo migliorare l’assistenza e la sopravvivenza dei malati.

Anche io ho imparato dal punto di vista professionale quando ci si confrontava su differenti approcci tecnici a problemi clinici, ma ho imparato anche molto dal punto di vista umano ascoltando i colleghi. Tra tante cose mi sono appuntato i suggerimenti che il loro Direttore Prof. Dr. Shankar Rai ha voluto come parte della loro formazione umana e professionale.

  1. Quando vai in posti stranieri per imparare, sii come un quaderno nuovo e pulito, dove sia facile scrivere/disegnare nuovi appunti.
  2. Riconosci i tuoi difetti e sii coraggioso nel chiedere che ti venga insegnato.
  3. Sii onesto, sincero e dedicato; perché l’apprendimento è un processo che dura tutta la vita.
  4. Osserva in silenzio ma con attenzione. Impari sempre: molte volte imparerai nuove tecniche, a volte imparerai come non commettere gli stessi errori; in ogni caso migliorerai.
  5. Solo, se trovi l’ospite disposto a conoscere il tuo punto di vista, offri la tua opinione.
  6. Sviluppa umiltà e compassione perché di solito non vanno di pari passo con una laurea!!

Sono suggerimenti che credo siano utili a tutti noi medici, e ogni tanto me li riguardo…