L’operazione di labiopalstica, ossia la riduzione  volumetrica delle grandi labbra vaginali, è un’operazione poco complessa che si può svolgere in anestesia locale, ambulatorialmente e che non richiede più di tre giorni di riposo. Il decorso post operatorio non influisce sulla quotidianità della paziente, che può, in caso di fastidi, assumere un farmaco analgesico. Dopo 15 giorni dall’operazione il recupero si può considerare completo. 

Un ‘operazione molto semplice quindi,  a fronte di una profonda sofferenza che molte pazienti denunciano nei confronti di un problema  che può determinare compromissioni funzionali, come disagi nei rapporti intimi  o rigonfiamento oggettivo evidente attraverso la biancheria intima, il costume da bagno o abbigliamento attillato.

Come ho avuto spesso modo di affermare,  la strada che porta al soddisfacimento dei bisogni del paziente ha tre pietre miliari: una ragionata valutazione e selezione, la relazione tra chirurgo e paziente, la gestione delle aspettative. Per questa ragione l’autopercezione del corpo deve essere presa in grande considerazione quando si trattano questi pazienti dato che la parte anatomica in esame, influenza la sfera sessuale, dove la correlazione psicosomatica è estremamente sedimentata.. Se il disagio della paziente in relazione ad un vulva oggettivamente solo un po’ deforme è attentamente valutato e soppesato, anche un minimo difetto può essere considerato da trattare chirurgicamente, con una preventiva consulenza psicologica che aiuti la paziente ad una oggettiva presa di coscienza in termini di grado di gravità.

L’imbarazzo e l’intimità che caratterizzano il sentire della donna nei confronti dell’aspetto suoi  genitali meritano una particolare empatia da parte del chirurgo plastico scelto dalla paziente. Per concludere,  anche se è  importante indurre le donne ad ignorare qualsiasi stereotipo relativo l’aspetto del loro apparato genitale esterno è , al tempo stesso,  necessario scalfire quella riservatezza  e quel pudore che impediscono alla paziente di rivelare lo stato di disagio al proprio medico e al proprio chirurgo, inibendo un rapporto di fiducia che possa portare alla soluzione del problema.  Per concludere, possiamo parlare in questo caso, di un tipico esempio di “chirurgia plastica eumorfica“,  la chirurgia plastica che ottenendo “buona forma” del corpo porta a “buona forma” della mente. Una chirurgia plastica che entra nel profondo della persona che che permette l’integrazione dei bisogni esterni con quelli interni, che nell’attuare il cambiamento non scinde la morfologia del corpo da quella della mente, che trasformando la persona nel suo insieme, armonizza il visibile con il non visibile.


Credit disegni: Medscape Plast Reconster Surg 2015 Lippincott Williams&Wilkins.